È passato davvero molto tempo ma lui continua a stare lì, come se niente fosse. Saltella sulle sue scheletriche gambette picchiettando al suolo in cerca di chissà cosa. Ogni tanto noto che afferra un sassolino con il becco, ma poi lo sputa e torna a becchettare per terra. Non avrei mai creduto che al mondo esistessero esseri più stupidi dei Cani, ma con gli Uccelli mi vedo costretto a fare una straordinaria eccezione. Non ho mai incontrato esseri più incivili di loro, sono un vero concentrato di maleducazione e stupidità.
Tira colpi di becco per terra, sempre nel solito punto, come se dal niente potesse magicamente apparire qualche briciola, e nel frattempo rischia anche qualche grave lesione. Ho sentito spesso dire dalle persone che l’odio di noi gatti verso gli uccelli sia qualcosa di innato e naturale, ma sono solo baggianate. Ho una brillante giustificazione a tutto ciò, ammetto con orgoglio di averci ragionato molto.
Li ho studiati attentamente, con metodo scientifico e logico, e sono arrivato a una semplice conclusione: gli uccelli sono ladri di ali!
Lo so, lo so, sembra assurdo ma lasciate che vi spieghi. Ho esaminato con attenzione la nostra felina capacità di elevazione e ho approfondito lo studio incrociandolo alla variabile: odio per gli uccelli. Sembra incredibile ma ho scoperto che è tutto direttamente proporzionale. Più il nostro rancore è alto più in alto riusciamo a saltare per cercare di prenderli, per questo motivo non può che esserci una connessione di base molto forte. Il nostro odio è legato alla nostra incredibile e invidiabile capacità di saltare in alto. E lo facciamo spesso, quello di saltare, non solo per riuscire a catturare gli aborriti manigoldi.
Vogliamo raggiungere una zona sicura per riposare? Saltiamo molto in alto.
Ci spaventiamo? Saltiamo molto in alto.
Siamo a caccia? Saltiamo in alto.
In cerca di attenzioni? Saltiamo in alto.
Per ogni motivo attuiamo una risposta di salto con un’elevazione sempre maggiore, ma mai grande quanto le volte che tentiamo di acciuffare quegli abominevoli malviventi degli uccelli. Perciò il motivo che ci spinge a odiarli e dar loro la caccia è qualcosa di ardente e recondito, qualcosa che affonda le sue radici nelle nostre origini. Il furto di ali.
Perché proprio le ali?
Ho studiato attentamente le nostre capacità di salto, io stesso ho effettuato svariati esperimenti cercando di arrivare a muretti sempre più alti. Ho affrontato varie prove, tra cui il riposare a terra o il riposare su un ramo, cacciare a terra o cacciare dall’alto, il livello di stress percepito nelle due diverse situazioni. Mi sono persino confrontato con la mia cavia preferita: Pepe, il cane che abita vicino al Comune. Lui preferisce stare a terra, a differenza mia, per questo lo stare in alto è qualcosa che abbiamo solo noi gatti. Una nostra prerogativa, che non può che arrivare da un oscuro e recondito passato.
Converrete con me, a questo punto, che la soluzione è una sola: una volta noi gatti avevamo le ali. Eravamo animali del cielo, dominatori sia lassù che quaggiù e proprio perché invidiosi di questo dominio assoluto gli uccelli ce le hanno rubate. È logico, è ovviamente la risposta a tutti i quesiti.
Invidia, la loro, o forse terrore. Non ho dubbi riguardo al fatto che al tempo della nostra sovranità aerea dovevamo essere noi la specie dominante: abbiamo forza, agilità, intelligenza… con la capacità di volo dovevamo essere incredibilmente potenti. Regnanti di questo mondo, ne portiamo persino ancora la fierezza e il portamento.
Ma loro hanno rovinato tutto, ladri e vigliacchi, ora scappano dalla nostra ira rifugiandosi laddove noi non possiamo più arrivare, beffandosi della nostra comprovata vulnerabilità. Per questo è mio dovere, in quanto rappresentante della specie felina, sterminarli.
Non vorrei assolutamente farlo, lo spargimento di sangue è qualcosa di ignobile e barbaro, non si adatta al mio carisma. Sono un gatto pacifico, perfettamente capace al perdono e alla rassegnazione, comunque per niente dedito alla vendetta. Non è razionale, non è civile, e come penso avrete capito sono un grande estimatore della civiltà e dell’eleganza. Mi basta la conoscenza a saziare il mio bisogno di vita, lo studio e la riflessione è tutto ciò che alimenta il mio ego. Posso provarlo, non sono mai stato aggressivo con nessuno, nemmeno con Pepe per quanto meriti una bella sgraffiata sul muso le volte in cui si comporta da imbecille. Insomma, lo vedete anche voi, riesco ad avere per amico un minorato, chi più di me è degno di stima per il mio animo pacifico e benevolo?
Per questo mi struggo all’idea di doverlo fare, è totalmente contrario al mio animo e al mio vero essere, ma ci sono forze superiori a cui non posso oppormi. È mio dovere in quanto scienziato prendere quelle ali e portare a termine il mio studio, con un’ultima prova pratica, indossare le ali e osservare le mie innati capacità di volo, ma anche in quanto felino per impartire una lezione ai malviventi. Sono un gatto dal cuore buono e onesto, ma la legge è legge, è qualcosa che trascende la mia volontà e se qualcuno commette un crimine allora bisogna che venga punito. Me ne rammarico, ma non ho altra scelta.
Tendo le zampe, osservo attentamente il criminale che stupidamente continua a dare beccate all’asfalto. Ormai sono a distanza di tiro, le mie riflessioni mi hanno dato tempo di avvicinarmi debitamente. Contraggo i muscoli e infine ecco che la giustizia cade sopra il suo trasgressore, con le unghie estratte e in linea di tiro.
Lo sfioro e sfarfallando, come fosse un’ingiuria, lo vedo sparire nel cielo e beffarsi di me.
Ahimé, temevo sarebbe accaduto. Certo non mi sarebbe sfuggito se solo non avessi titubato di fronte alla barbarie che ero stato costretto a commettere. Questa volta ha vinto il mio buon cuore, lasciandolo andare via, ma riconosco il mio peccato.
Sono stato troppo indulgente.
La prossima volta… chissà.
Certo è che non racconterò l’accaduto a Pepe, il suo cervello non è così elaborato, non capirebbe i reali sentimenti che si sono nascosti dietro a questo complesso atto di caccia non riuscito. Direbbe che non sono stato capace, ma è ovvio che le mie capacità non c’entrano niente. Sono solo troppo di buon cuore.
È certamente questa la verità.
Perché non ho le ali