Io penso che tu una come me non l’abbia incontrata mai

Io penso che tu una come me non l’abbia incontrata mai. Ho creduto fosse possibile, ti ho creduto quando acclamavi di possedere la chiave. Potevi aprirmi. Dici di vedermi, ma sono io che come uno spettro osservo i tuoi movimenti senza farmi notare. La colpa è mia, lo so, è del mostro che ho nella testa. Mi accarezza lascivo, mi sussurra volgarità all’orecchio, demone blasfemo, e mi ripete con soddisfazione “lei non mi vede”. 
Io penso che tu una come me non l’abbia incontrata mai.
Lo sento ridere, sghignazza e si prende gioco delle tue parole mentre cerchi di spiegarmi chi credi che io sia. Lo vedo, alle tue spalle, fa gesti immondi. Lo osservo, rapita, mentre la tua voce diventa un fiume in lontananza. Un sottofondo mentre mi perdo in questa boscaglia, trascinata dall’unica mano che continua ad afferrarmi. Se solo ti fermassi, se solo tu riuscissi a smettere di esistere, a cadere nel mio stesso inferno, allora forse potresti vederlo riflesso nei miei occhi, oltre le tue spalle. Ti terrorizzerebbe come terrorizza me, ma in altrettanto modo ne resteresti rapita. Continua a strapparmi, svuotarmi di ciò che mi appartiene, lo porta con sé e lascia che io rimanga a ciondolare in questa falsa realtà come un bozzolo ormai dimenticato dalla sua farfalla. 
E più dici di vedermi più io mi sollevo in volo e scompaio.
Uno sbuffo di cenere che abbandona il suo focolaio. Mi sgretolo tra le sue dita divertite, sono il gioco con cui continua a sollazzarsi. Non puoi vederlo, non puoi vedermi, e lui lo sa. 
Lo sa e ride.
Come unghie sulla lavagna… lui ride nella mia testa.

Rispondi