Spicca in mezzo al verde un albero spoglio. Guardatelo, com’è triste e nudo, dicono i suoi vicini. Rigogliosi, vivaci, superbi con le loro numerose foglie verdi.
Le hanno curate con dedizione, fin da quando erano piccoli alberelli. Dovevano farlo, diventare esattamente come tutti gli altri. Sei un albero, dicevano, è dovere di albero allungarsi, germogliare, colorarsi di smeraldo, intrecciarsi, mescolarsi.
Che triste, l’albero spoglio. È senza neanche un germoglio.
Privo di uno scopo comune, pensa solo a se stesso.
Dicono si sia spogliato perché tutta questa uguaglianza lui non la sentiva elegante. Pare che abbia detto, un giorno, “ma se le mie foglie si mescolano alle tue come capisco dove finisci tu e inizio io?”
Lo deridono, l’albero spoglio, che non fa ciò che gli è sempre stato detto di fare.
Folle! Folle che un giorno ha deciso di essere ciò che gli altri avevano paura di diventare.
Lo deridono, mentre io mi fermo ad osservarlo. L’unico che riconosco, che saluto ogni giorno, non appena passo oltre i suoi chissà quali vicini superbi.
Ehilà, albero spoglio!