L’ospite

Lei è lì. Te ne accorgi solo ora, all’improvviso, come scossa da una sveglia troppo rumorosa. Ha già lasciato il segno sul divano, seduta al tuo fianco ormai da chissà quanto tempo. Ore, giorni, settimane…
Non l’avevi sentita arrivare, subdola e silenziosa, sa sgusciare dentro casa passando sottile tra il pavimento e la porta. Si insinua come un gas, ti ondeggia davanti al naso, si beffa della tua cecità e si mette lì, al tuo fianco. È spaventosamente delicata. 
Si gonfia, si appesantisce, si nutre di tutto quello che sei e tu non riesci a sentirla, non riesci a vederla. Ma diventa sempre più grande, sempre più pesante, lentamente… delicatamente. Rauca e dolce come la più angosciante delle melodie. Fino a quando nemmeno il suo incredibile potere può più mascherarla, fino a quando non è troppo pressante per restare celata. Ma ormai è troppo tardi. Lei è abominevole e tu quasi del tutto consumata. Potresti sgretolarti, se solo alzassi il braccio. 
Te lo accarezza teneramente, quel braccio che pesa come una montagna, ti sussurra macabre ninnenanne all’orecchio. Canta per te, vicino al tuo volto, puoi sentire il suo fiato accarezzarti le guance. E ti schiaccia col suo peso, mentre si stende su ciò che di te resta, impedendoti di muoverti. Provi a piangere, senti potrebbe essere liberatorio, ma lei lecca via tutte le lacrime ben prima che queste possano uscire dai tuoi occhi. Vorresti urlare, ma lei tiene serrate le tue corde vocali tra le dita. Dalle tue labbra, dischiuse a malapena, riesce a uscire un debole respiro, sufficiente appena per restare in vita. Anestetizza il dolore, zittisce i lamenti, annebbia la tua coscienza troppo chiassosa per i suoi gusti. Ti rassicura che tutto andrà bene, che tutto sarà vuoto esattamente come lo sei tu adesso. Non ci saranno dolori, non ci saranno tristezze, non ci saranno gioie e nemmeno amori. Non ci sarà il terrore del futuro, né l’importanza del passato, perché nessun futuro è lì fuori ad aspettarti, perché ciò che era ieri è solo polvere. L’oggi è scivoloso e fragile come un tuorlo afferrato a mani nude. 
Lei è una madre, un’orgogliosa terribile madre. Ti culla, raccontandoti insensate fiabe senza fine e senza inizio. Interminabili, inconsistenti come lo sei tu. Ti bacia la fronte, ti augura la buona notte pregando per te che sia eterna, che mai possa arrivare il giorno. Ti rassicura che il mondo non ti aspetta, che il mondo è già troppo lontano per te, che puoi restare nel suo grembo a riposare… in pace.
Per sempre. 
Ed è l’unica speranza che ti concede.

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